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Servigliano (FM)

Distanza: 7,8km – circa 10 min

Storia

Comune in provincia di Fermo con territorio collinare tra i 189 e i 447 metri di altitudine, Servigliano è il piano degli Appennini. La sua fondazione viene attribuita a Publio Servilio Rullo, tribuno di Gneo Pompeo il Grande (I secolo a.C.). In realtà, resti di villa romana repubblicano-imperiale sono venuti alla luce nell’area occupata dall’ex convento dei Minori Osservanti e dell’annessa chiesa di Santa Maria del Piano. Resti di costruzione romana in opus cementitium sono visibili lungo la provinciale Matenana, nel tratto che conduce a Curetta, la frazione che più direttamente conserva l’eredità dell’insediamento alto medioevale. Qui, attorno all’anno Mille, si sviluppò un vivace castello dipendente da Fermo, in grado di controllare gli abitati delle colline sottostanti. Intorno al 1758, la collina cominciò a franare in maniera inarrestabile causa infiltrazioni d’acqua. Fu necessario abbandonare il vecchio incasato e ricostruire ex novo il paese in piano, in prossimità del convento dei Minori Osservanti. La Comunità cominciò a rivolgere una lunga serie di suppliche alla Congregazione del Buon Governo e al Pontefice per denunciare la situazione di disagio che si era creata sollecitando un intervento e la nomina di un architetto. L’ipotesi del trasferimento era già stata avanzata quando nel 1769 Papa Clemente XIV inviava come tecnico a Servigliano Virginio Bracci.
L’atto di fondazione della nuova città fu firmato da Clemente XIV nel 1771 e definiva le modalità e i tempi della ricostruzione del nuovo castello, a cui sarebbe stato dato il nome del pontefice. Il documento istitutivo del nuovo centro fu accompagnato da un secondo Chirografo per la costruzione di una parrocchia nelle vicinanze di Servigliano diruto.
L’impianto urbanistico che ne scaturisce è un tipico frutto della cultura illuministica settecentesca, il suo modello costitutivo è semplicissimo, un quadrilatero che si avvicina molto al quadrato. La forma della pianta è simile a quella del castro polibano di cui Servigliano riproduce alcuni elementi: il Cardo, che unisce le 2 porte laterali, Clementina e Pia, e il Decumano (o asse principale) rappresentato dal Corso Vecchiotti che conduce alla collegiata. Il progetto della nuova Servigliano rimanda per il suo impianto alle sperimentazioni che la cultura illuministica e razionalizzatrice del ‘700 effettuò in ambiti e contesti diversi: si pensi molte città calabresi a matrice quadrata, a centri come Oppio e Filadelfia.
Più somigliante al modello serviglianese è un’altra città dello Stato della Chiesa legata all’attività produttiva del sale, la nuova Cervia.
Il nuovo paese, che fino all’11 gennaio 1863 portò il nome di Castel Clementino, si sviluppa su un impianto urbanistico quadrangolare, neoclassicamente compatto ed armonico, pressoché unico nel suo genere, programmato ed eseguito in un quadrilatero di metri 144 per 137. Il palazzo municipale e la collegiata di San Marco sono contornati da edifici gentilizi; mentre le abitazioni a schiera degli artigiani delimitano il castello, cui si accede da tre porte. Si tratta di un complesso urbanistico di tutto rilievo, ricco di fascino e di sorprese.

Cosa visitare

Chiesa di Santa Maria del Piano

E’ detta anche della Madonna del Piano. Si trova esternamente al perimetro urbano e preesisteva alla fondazione di Castel Clementino. L’edificio originario, un piccolo oratorio, venne costruito in data imprecisata ma sicuramente prima della metà del secolo XV (sono ancora visibili le mura dell’antica chiesa dal lato della sagrestia della chiesa attuale). L’edificio è menzionato in una bolla di Papa Callisto III del 1457, e già a quella data presso la piccola chiesa si tenevano alcune fiere. La Chiesa, già occupata dai frati ‘terziari’ e poi da essi abbandonata, venne in seguito ceduta ai Padri Minori Osservanti di San Francesco della Comunità di Servigliano nel 1578. Tale concessione fu sancita da una bolla di Papa Gregorio XIII del 10 febbraio 1579. Nel 1746 iniziarono i lavori per l’ampliamento della chiesa. Venne costruita una nuova cappella sotto la direzione di mastro Gregorio Porfiri da Collina. L’edificio fu costruito nella forma attuale, in stile settecentesco, composto di una navata con sette altari. La chiesa venne costruita e ne fu completata la facciata nel 1747. I lavori furono portati a termine nel 1748 con la costruzione delle volte. Nel 1750 fu realizzato il coro nel periodo di guardiania di Padre Nicola Vecchiotti da Servigliano e nello stesso tempo l’altare. Nel 1760 fu costruita la sagrestia. Nel 1766 fu rinnovato il pavimento e nel1769 collocato il pulpito. La torre campanaria venne costruita tra il 1787 ed il 1788. Il complesso è indicato nel catasto Gregoriano del 1811 con la lettera M (la chiesa), la lettera N (la sagrestia) e la lettera O (la torre campanaria).

Convento

Il convento fu costruito dai Frati Minori Osservanti nel terreno attiguo alla cappella di Santa Maria del Piano in seguito alla donazione della Comunità di Servigliano. Insieme alla chiesa veniva donato ai Frati Minori Osservanti anche il prato antistante con i posti per la fiera, che si teneva tre volte l’anno e dall’affitto del quale i frati traevano una rendita. Il convento è un edificio a due piani con chiostro, situato presso il fiume Tenna, lungo la strada che da Fermo conduce ad Amandola. La sua costruzione venne completata nella prima metà del secolo XVII. Nel 1650 fu completato il refettorio. In seguito venne costruito un pozzo, il corridoio a nord del convento, una nuova rampa di scale e le mura intorno agli orti. Nel 1747 venne, contemporaneamente al rifacimento della chiesa, costruito il nuovo dormitorio. Dopo la frana che colpì Servigliano Vecchio, il prato venne richiesto ai frati per la costruzione del nuovo centro, insieme all’uso di parte dell’edificio conventuale per la sala di riunioni, uffici di segreteria ed archivio. Come risarcimento venne pagato alla comunità religiosa un indennizzo di quindici scudi annui. Il convento venne usato nei primi anni di vita di Castel Clementino per ospitare gli uffici municipali, fino al 1789, e la scuola. In epoca napoleonica il convento venne soppresso, i frati furono costretti ad abbandonarlo il 10 maggio 1810. Venne quindi acquistato da privati. Nel Catasto Gregoriano del 1811 è indicato (part.3732) come Convento dei soppressi Padri Minori Osservanti di proprietà demaniale. Nel 1816 con la restaurazione fu restituito all’Ordine dei Minori Osservanti. Vennero effettuati alcuni lavori di restauro in seguito ai danneggiamenti subiti dall’edificio nel periodo della soppressione napoleonica. La comunità religiosa venne nuovamente soppressa dopo l’Unità d’Italia nel 1861. Nel 1866 i religiosi lasciarono il convento, e la comunità fu definitivamente sciolta. L’edificio rimase vuoto per alcuni anni e nel 1868 venne richiesto dal Comune di Servigliano per utilizzarlo per usi pubblici. Dal 1883 venne adibito a scuola pubblica ed asilo d’infanzia, in seguito ad ospedale e a caserma dei Carabinieri.

Collegiata San Marco

Il progetto è attribuito a Cosimo Morelli. L’edificio fu realizzato dall’architetto Luigi Paglialunga di Fermo. E’ a navata unica con cappelle laterali, ma probabilmente avrebbe dovuto essere a tre navate. Al posto delle navate laterali ci sono la Sagrestia, il Cimitero, l’abitazione del Parroco ed alcune case di abitazione privata. La costruzione della chiesa iniziò nel 1774. Nell’aprile di quell’anno vennero scavate le fondazioni e posta la prima pietra inviata da Roma dal Pontefice Clemente XIV. Alla fine dell’aprile del 1775 i muri perimetrali erano già costruiti per un’altezza di 40 palmi romani da terra. Nel marzo 1777 si iniziò l’elevazione dell’edificio e della facciata. La chiesa fu coperta nel settembre dello stesso anno. Nell’ottobre venne terminato il portone di pietra per la porta maggiore, lavorato dallo scalpellino anconetano Angelo Albertini e posto in opera nel novembre. La volta, iniziata nel novembre, fu completata nel gennaio del 1778. Nello stesso anno lo stuccatore Stefano Interlenghi eseguì gli stucchi della chiesa e nell’anno seguente vennero eseguiti gli altari, sistemati i quadri e gli arredi Nell’ottobre del 1779 furono trasferite le reliqui4e dei corpi di San Servigliano Martire e di San Gualtiero Abate dal Vecchio Servigliano. Sull’altare dedicato a San Servigliano si trova un quadro, dipinto da Alessandro Ricci nel 1779, che rappresenta nello sfondo la nuova città di Castel Clementino. L’edificio è indicato con la lettera E nel Catasto Gregoriano (1811). Alla chiesa Parrocchiale sono annessi: Cimitero (F), Sagrestia (G) e Casa del Parroco (I). TORRE:La costrizione iniziò nel settembre del 1774 e terminò nel giugno del 1778. Nell’agosto del 1778 furono installate le campane provenienti dalla Parrocchia di San Marco di Servigliano Vecchio. E’ indicata con la lettera H nel Catasto Gregoriano (1811). Secondo la tradizione un altro campanile sarebbe dovuto sorgere in posizione simmetrica dalla parte opposta della chiesa. Sembra che il campanile avrebbe dovuto essere più alto di un piano. E’ a base quadrata con lato di m. 7,20 ed altezza di m.40.

Porte

Porta Clementina (Porta Nord). Detta anche Porta Marina. La costruzione iniziò nel settembre del 1774 e terminò nel settembre del 1775. Nello stesso mese vi venne apposta una lapide con la scritta: “CLEMENTE XIV PONT. MAX. VETERIBUS INCOLIS SERVILIANI OB SOLUM DOMOSQUE FATISCENTES PATRIA EXTORRIBUS NOVUM OPPIDUM ET OPPIDO NOMEN DEDIT”. Porta Pia (Porta Sud). E’ detta anche Porta Navarra. Da questa porta inizia la strada per Belmonte Piceno. La costruzione iniziò nel novembre del 1776 e terminò nel luglio del 1777. Nel giugno dello stesso anno fu apposta sulla porta una lapide con l’iscrizione: “OPUS NOVI OPPIDI CLEMENTIS XIV IUSSU INCHOATUM PIUS VI PONT MAX SINGULARI IN SERVILIANENSES LIBERALITATE MAXIMAM PARTEM INGENTI SUMTU ABSOLVIT”. Porta Santo Spirito. E’ detta anche Porta di Amandola. La Porta fu realizzata tra l’aprile ed il settembre dell’anno 1776.

Palazzo pubblico

E’ un edificio a due piani a pianta quadrata con fronte porticato sulla piazza e cortile interno porticato. Al secondo piano si trova un ambiente destinato a teatro. L’Istrumento approvato il 16 marzo 1784 tra l’architetto Luigi Paglialunga di Fermo e la Comunità di Castel Clementino, stabiliva un compenso per la costruzione di 3.400 scudi, in base alle piante ed al Capitolato redatti dallo stesso architetto. La costruzione del palazzo iniziò nell’agosto del 1784 e terminò nel marzo del 1789. Venne realizzato dal muratore Attilio Sfasciapagliari e Figli, sotto la direzione del Paglialunga. Per la costruzione del palazzo fu impiegato materiale ricavato dalla demolizione della torre di Servigliano Vecchio. alla fine del 1802 il palazzo presentava delle lesioni, che resero necessario il parziale rifacimento dell’edificio. Nel 1804 venne così interamente ricostruito l’ultimo piano ed il tetto. Per questo la Comunità ricevette dal Governo Pontificio un sussidio di 1.000 scudi, che venne erogato dalla Cassa di Canoni e Noli di Case. Nel Catasto Gregoriano del 1811 è indicato con la particella n. 1648. In quel momento esisteva una bottega al piano terra. Nel 1822 veniva richiesto un nuovo sussidio per il restauro del palazzo. Successivamente venne aggiunto un balcone sul prospetto principale.

Palazzi signorili

VECCHIOTTI: Originariamente di proprietà della Famiglia Vecchiotti, fu venduto e nel Catasto Gregoriano (1811, part. 1625) risulta di proprietà di Carlo Gualdieri, ad uso di propria abitazione con bottega al piano terra. Attualmente è di proprietà della Famiglia Filoni. Fu costruito anteriormente al 1811. E’ una notevole costruzione a tre piani con altana. Le finestre del primo piano hanno cornici decorate e sovrastate alternativamente da timpani e lunette. Il portale ha colonne ad arco a tutto sesto. L’atrio di ingresso e lo scaloncino sono voltati a padiglione a vela. All’interno le sale del piano nobile sono riccamente decorate nelle pareti e nelle volte, con riproduzioni di paesaggi, figure mitiche e soggetti floreali e geometrici. Il Palazzo è stato vincolato dalla Soprintendenza della Regione Marche nel 1992. NAVARRA: Venne realizzato tra il 1777 ed il 1789. Appartiene alla spina di palazzi signorili a tre piani che fiancheggiano l’asse stradale principale. E’ indicato col n. 1626 del Catasto Gregoriano del 1811, ed è di proprietà di Clemente Navarra. Fu saccheggiato e incendiato nel 1799.

Ponte sul fiume Tenna

Nel 1813 l’Ingegner Dessi presentò una perizia approssimativa per la costruzione di un ponte in legno e delle due strade che avrebbero dovuto condurre a Castel Clementino e a Falerone. Nel 1817 lo stesso ingegnere aveva redatto una nuova perizia di 4277,76 scudi e un disegno del ponte. Il progetto fu sottoposto alle autorità pontificie, a cui si richiedeva una sovvenzione, e al giudizio dell’architetto Pietro Bracci. Nel 1822 e negli anni seguenti ci fu un carteggio tra la Comunità ed il Governo Pontificio sulla costruzione del ponte. Venne costruito il nuovo ponte su progetto dell’Ingegner Vincenzo De Minicis di Falerone, tra il 1842 ed il 1846. Il 16 novembre 1846 il parroco di Falerone benedisse il ponte, costato in tutto 30.000 scudi. Per la costruzione del ponte furono impiegati un milione e duecentomila mattoni per i piloni, e trecentomila per le riempiture ed i muri di appoggio.

Il campo di prigionia di Servigliano

Servigliano resta nella storia italiana per aver ospitato (non proprio volentieri) uno dei tanti campi di concentramento che, durante le due guerre mondiali, videro più di 50.000 persone prigioniere nella media Val Tenna. La sua storia ha percorso le più grandi tragedie del ‘900 – campo per prigionieri di guerra nella Prima Guerra Mondiale e nella Seconda, campo di prigionia per ebrei a cavallo degli anni ‘40 e infine Centro Raccolta Profughi dal 1945 al 1955.
Da anni l’Associazione Casa della Memoria si occupa del recupero e della valorizzazione della storia di questo luogo che nel corso degli anni si è trasformato in Parco della Pace, punto di ritrovo di famiglie e giovani della Media Val Tenna.

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