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San Benedetto del Tronto (AP)

Distanza: 60,7 Km – circa 1 ora 3 min.

San Benedetto del Tronto (Sammenedèttë in dialetto sambenedettese) è una città italiana di 48.262 abitanti della provincia di Ascoli Piceno nelle Marche, la quinta in regione per popolazione dopo Ancona, Pesaro, Fano e Ascoli Piceno.
Costituisce inoltre il polo centrale di una regione metropolitana (FURs) che ingloba 23 comuni (fra cui Martinsicuro, Grottammare, Alba Adriatica, Monteprandone e Tortoreto) e ha una popolazione di oltre 170.000 abitanti.
Chiamata anche Riviera delle Palme, dicitura poi estesa anche alle località limitrofe della costa e dell’entroterra dopo la nascita del consorzio turistico, richiama visitatori da ogni parte d’Italia e d’Europa ed è la principale località turistica delle Marche per numero di presenze. Dal 1999 la città viene insignita ininterrottamente della Bandiera Blu con stella, il riconoscimento che la FEE (Foundation for Environmental Education) rilascia alle località costiere europee che soddisfano criteri di qualità relativi a parametri delle acque di balneazione e al servizio offerto, tenendo in considerazione ad esempio la pulizia delle spiagge e gli approdi turistici.

Storia

Origini

Poco si sa in realtà delle origini di San Benedetto. Da sempre vengono fatte risalire al XII secolo ma, nell’estate 2011, in alcuni interessanti ritrovamenti archeologici avvenuti nel Paese Alto sono stati rinvenuti molti reperti risalenti ad epoca romana, tra cui una vasca di epoca romana, un mosaico di tessere bianche con cornici nere e un angolo di muro di un edificio con affreschi parietali di colore rosso tipici della fase decorativa romana risalente all’età neroniana o flavia, databili fra la prima metà del I secolo Avanti Cristo e la prima metà del I secolo dopo Cristo.[7]. Tali ritrovamenti mettono in discussione ciò che si sapeva sulle reali origini di San Benedetto. In passato era stata ritenuta sorgere sul sito dell’antica città di Truentum (città fondata dall’antico popolo dei Liburni), poi Castrum Truentinum, oggi identificata con il sito archeologico scavato alla foce del Tronto nel comune di Martinsicuro.

Quindi sull’origine non si hanno certezze e, in attesa di ulteriori studi sui ritrovamenti, continuiamo ad accreditare l’ipotesi di un nucleo sorto attorno ad una chiesa che avrebbe ospitato le spoglie di San Benedetto martire, soldato romano martirizzato nell’antica Cupra (attuale Cupra Marittima). Del nucleo abitativo di San Benedetto, definito come Plebs Sancti Benedicti in Albula, dal nome del santo protettore e titolare della chiesa omonima, nonché del torrente che tuttora l’attraversa, si hanno tracce dall’anno 998 in un atto relativo all’investitura del beneficio dei SS. Vincenzo e Anastasio in territorio di Acquaviva Picena, da parte di Uberto, vescovo di Fermo.

Il primo significativo mutamento insediativo si ha nel 1145 quando i signori Azzo e Berardo di Gualtiero ottengono l’autorizzazione dal vescovo Liberto di Fermo a realizzare un “castrum” sul colle ove sorge la pieve, pur nel rispetto delle pertinenze di questa.

Medioevo

Nel XIV e XV secolo San Benedetto fu contesa tra Ascoli e Fermo. Nel 1478 un’epidemia di peste, pare portata da turchi, devastò il territorio di San Benedetto decimando la popolazione a tal punto che nel 1491, essendo il paese rimasto pressoché disabitato, su iniziativa del municipio di Fermo che all’epoca ne deteneva la giurisdizione, venne deciso di dare facoltà ad alcuni profughi imolesi di stabilirvisi, concedendo loro terreni in enfiteusi. Oggetto della rivalità tra le città di Ascoli e Fermo, fu per secoli aspramente contesa delle due rivali. Nel 1463 Fermo dette incarico al frate Giacomo della Marca (San Giacomo della Marca) di pronunciarsi quale arbitro nella questione e risolvere le secolari controversie fra Fermo ed Ascoli. Frate Giacomo della Marca il 3 luglio 1463 emise il suo giudizio assegnando la parte bassa di S. Benedetto, oggi corrispondente al territorio a sud del torrente Ragnola, a Monteprandone, garantendo quello sbocco a mare strategico per gli ascolani e annettendo alla giurisdizione di Monteprandone quel Montecretaccio sotto il quale si sarebbe dovuto costruire, ma che poi non fu mai realizzato, il porto suddetto (Porto d’Ascoli).

Sotto lo Stato pontificio

Saccheggi e devastazioni a varie riprese caratterizzano anche il XVI secolo per cui il paese, seppure di importanza strategica, non riuscì a svilupparsi se non dopo aver riacquistato un po’ di tranquillità. È del 1615 la testimonianza di una prima espansione fuori dalle mura, verso il mare, con la costruzione di una chiesetta dedicata alla Madonna della Marina in corrispondenza del luogo dove oggi è situata Piazza Cesare Battisti in prossimità del vecchio Palazzo Municipale. Costruita sul litorale deserto lungo la Via Litoranea sulla direttrice che dalla Porta Sud conduceva alla spiaggia, fuori delle mura del borgo antico, fu stimolo per la popolazione a scendere in marina. Nel giro di pochi anni cominciarono a sorgere dei magazzini rudimentali e casupole in cui i pescatori depositavano gli attrezzi da pesca. Parzialmente distrutta dall’inondazione del torrente Albula del 6 luglio 1898, per i danneggiamenti subiti fu chiusa al culto e demolita l’anno seguente, ma non si spense nel popolo sambenedettese la devozione alla Madonna del Mare e una nuova chiesa venne costruita, quella attuale. Nel Museo di Arte Sacra di San Benedetto del Tronto è conservata un’epigrafe in latino del 1615, a memoria della fondazione dell’antica chiesetta.

L’Ottocento

Lo sviluppo demografico del Castro Sancti Benedicti e, successivamente al 1860 con Regio Decreto, di San Benedetto del Tronto, non può che rassomigliare a quello di tanti altri centri rivieraschi dell’Adriatico, ove svolgono un ruolo determinante le immigrazioni, rese necessarie per il ripopolamento sul finire del XV secolo e proseguite fino ai giorni nostri in modo significativo, le incursioni e le catture barbaresche, i rapporti con le popolazioni transadriatiche, le epidemie, le successive e massicce emigrazioni in altri luoghi dell’Italia ed all’estero, talune con caratteristiche specifiche legate ai mestieri del mare. San Benedetto, attraverso questi fenomeni, appare come una vera e propria “testa di ponte” ove si approdava con le barche o si giungeva dai paesi dell’interno e ci si stanziava, magari per ripartire per altri lidi, ma sempre lasciando tracce di quegli apporti demografici. Ciò è particolarmente significativo dal XVIII secolo, quando la pesca fa da motivo di attrazione e la viabilità costiera, resa più agevole e sicura, ne fa uno snodo tra lo Stato Pontificio ed il Regno di Napoli.

Il XVIII è il secolo nel quale la popolazione sambenedettese inizia ad uscire dal sovraffollato quartiere Castello dopo aver invaso con le nuove costruzioni lo spazio di rispetto delle mura fortificate e talvolta scavalcate queste verso i giardini sottostanti, accompagnato dall’espansione lungo e al di sotto della strada “Lauretana” (l’attuale statale 16) indi dei “paiarà” (toponimo del primo insediamento sviluppatosi sulle terre sottratte al mare, che deve il proprio significato da quelle case costruite con paglia impastate con argilla).

Il restante territorio della marina è ancora inabitabile a causa degli acquitrini che vi si sono formati con il ritirarsi della costa e la campagna vede solo rare case coloniche. In prosieguo di tempo, con la relativa conquista e bonifiche delle terre alla marina, buona parte delle circa 5000 anime che costituivano la popolazione sambenedettese nel 1850, abitavano già nella loro maggioranza nel quartiere Marina che arricchiva la nomenclatura delle contrade portandola da nove a dodici.

Sono soprattutto i pescatori, i calafati, gli sciabicotti, i pescivendoli ed i facchini di marina che per una maggiore comodità professionale si insediano al di sotto della Strada detta Lauretana. Il centro sociale, civile e di conseguenza economico non è più individuabile all’interno delle mura del Castello, ove la maggior parte dei residenti ora sono pochi artigiani con le loro botteghe, i benestanti, ed alcuni possidenti agricoli. Qualche marinaio abita ancora nel quartiere Castello ma ciò rappresenta un’eccezione rispetto alla maggioranza che occupa lo spazio sotto le mura orientali.

Nel 1763 ci fu il primo intervento urbanistico organizzato a cura dell’ing. Paglialunga di Fermo, nel 1851 la cittadina contava appena 5.351 abitanti (censimento dello Stato Pontificio). Nel 1860 i Cacciatori delle Alpi liberano la città dal dominio della Chiesa. Nel 1863 la costruzione della linea ferroviaria adriatica costituì un passaggio storico per tutto il territorio. Negli stessi anni aprivano i primi stabilimenti balneari e l’amministrazione del sindaco Secondo Moretti delineò la vocazione turistica della cittadina. Risale al 1896 il regio decreto che concede a San Benedetto l’attributo del Tronto.

Il Novecento

Nel 1907 comincia la costruzione del porto peschereccio, il cui ultimo ampliamento è del 2000. Nel 1912 avviene il varo del primo peschereccio a motore in Italia, il “San Marco”, su concezione del monsignor Francesco Sciocchetti.

Nel 1928 con Decreto Ministeriale, San Benedetto otteneva il riconoscimento di Stazione di Cura, soggiorno e turismo, prima località balneare delle Marche e di tutta la costa adriatica.

Nel 1935 un decreto regio annette, dopo molti tentativi avvenuti negli anni precedenti, la frazione Porto d’Ascoli (frazione fino al 1961, anno in cui viene ufficialmente incorporata al comune) staccandola da Monteprandone per motivi di convenienza territoriale in quanto San Benedetto è in piena espansione e necessita di spazio.

Il 18 giugno 1944 dopo 144 bombardamenti aerei e 6 cannoneggiamenti navali che hanno devastato la città nella seconda guerra mondiale, San Benedetto viene liberata.

Architetture storiche e militari

Torre dei Gualtieri (o Torrione)

Più propriamente denominato “Mastio della Roccia” e più popolarmente noto come “Torrione” (lu Turriò o lu Campanò) è forse l’elemento più rappresentativo della città, spiccando dall’altura del Paese Alto a dominare l’intero abitato. Eseguita nell’ultimo ventennio del XV secolo a seguito di una ristrutturazione della cinta muraria dopo uno dei tanti conflitti tra Ascoli e Fermo presumibilmente dalla famiglia Gualtieri, la quale, verso l’anno 1145 iniziò la riedificazione del castello (sopra le rovine dell’antica pieve caduta in rovina per mano dei pirati turchi che depredavano le coste o per le invasioni barbariche) terminata circa ben tre secoli dopo con la costruzione di questa insolita torre dalla foggia così singolare. Di altezza relativamente modesta (20 m), a pianta esagonale schiacciata, è interamente in laterizio, presenta un orologio sulla faccia rivolta verso mare e una merlatura superiore eseguita nel restauro del 1901 su progetto dell’architetto Giuseppe Sacconi. L’interno è suddiviso in quattro livelli forniti di copertura a volta (a botte cuspidata per i primi due livelli).

Torre guelfa

Si trova accanto una villa privata e si può scorgere dalla S.S. 16 in località Porto d’Ascoli. Si tratta di una torre di difesa a base quadrata del XIV secolo con opera a sporgere costituita da beccatelli e piombatoi. Costituita in muratura a secco con paramenti esterni ed interni in laterizio, faceva parte di una fortezza consistente in due grandi torri, sette torrioni con settanta merli, ricostruita dalla città di Ascoli dopo il 1348, distrutta poi da Gentile da Mogliano, signore di Fermo.

Caserma pontificia

Si trova lungo la Strada Statale 16 in prossimità dell’incrocio con via Mare, la via principale di Porto d’Ascoli. Edificio fortificato a pianta quadrangolare con corpi d’angolo a “puntone” e chiostro interno a doppio ordine con archi a tutto sesto, la scarpatura di base è bloccata a metà altezza con un cornicione a sezione semicircolare. Portale d’ingresso in pietra con sovrastante stemma in pietra della città di Ascoli. La copertura è con capriate in legno e sovrastante manto di coppi. Chiamata anche “Caserma Guelfa”, è popolarmente definita come la “Dogana” per il ruolo che assunse per secoli di ultimo avamposto pontificio prima del Regno delle Due Sicilie; parte di tale struttura, in epoca recente, è stata adattata a luogo di ristorazione.

Architetture religiose

Chiesa di San Benedetto martire

Il primo insediamento risale all’XI secolo dove sorgeva l’antica pieve di San Benedetto sorta sul sepolcro di San Benedetto martire attorno alla quale, dopo il 1140, venne costruita la cinta muraria. Poco rimane dell’antico sepolcro e del vecchio edificio poiché la chiesa fu modificata ed ampliata alla fine del XVIII secolo su disegno dell’architetto Pietro Augustoni. Interamente in laterizio con facciata con cornici e paraste e timpano in pietra, nella chiesa sono conservate, oltre a reperti, epigrafi e lapidi, diverse altre opere: una pala del 1707 del pittore fermano Ubaldo Ricci relativa all’ultima cena, una pala della Madonna del Rosario di anonimo del XVI secolo e un’altra della Madonna del Carmelo, sempre di anonimo, del XVIII secolo; inoltre il simulacro dell’Immacolata Concezione realizzata nel 1856, un Cristo Morto della seconda metà dell’Ottocento e soprattutto l’altare di San Benedetto martire con reliquie del Santo.

Cattedrale di Santa Maria della Marina

Eretta dal Comune nel 1615, in onore della Madonna della Spiaggia, è stata la prima costruzione posta fuori le mura del borgo antico. La chiesa sorgeva nell’attuale Piazza Cesare Battisti, un tempo chiamata Piazza del Mercato, sulla direttrice che collegava il borgo vecchio e il mare, quando agli inizi dell’Ottocento la chiesa, ormai cadente, venne sconsacrata ed adibita a magazzino. La chiesa, riaperta al culto dal Governo Pontificio dopo il 1816, venne seriamente danneggiata dall’alluvione del Torrente Albula del 6 luglio 1898 e quindi abbattuta nel maggio del 1899, per ampliare la piazza del Municipio. Essa fu uno stimolo per la popolazione a scendere in marina. Infatti, nel giro di pochi anni, cominciarono a sorgere dei magazzini rudimentali e casupole in cui i pescatori depositavano gli attrezzi da pesca. La prima pietra della ricostruzione della chiesa nuova, da erigere in Piazza Nardone (già Piazza Roma già Piazza del Teatro perché vi si affacciava il Teatro Concordia, sul lato opposto della chiesa), fu posta il 16 maggio 1847 dal Vescovo Carlo Gentile. Il primo progetto del bolognese Gaetano Ferri fu ritenuto troppo ambizioso e quindi seguì quello dell’ascolano Ignazio Cantalamessa. Dopo una pausa di dieci anni, divenuto vescovo della diocesi l’abate Giacinto Nicolai, i lavori furono ripresi. Veri animatori della costruzione furono Don Francesco Sciocchetti e Padre Gioacchino Pizzi dei Chierici Regolari che, nel 1821 acquistò l’area per costruirla. Don Sciocchetti diede il via ai lavori che furono affidati all’architetto Giuseppe Rossi ed approvati dall’architetto Giuseppe Sacconi. Monsignor Luigi Boschi vescovo diocesano consacrò la chiesa il 4 aprile 1908. Ad opera dei successori di Don Sciocchetti, venne costruito il battistero, la gradinata esterna e metà della facciata. Subito dopo la seconda guerra mondiale si pensò al completamento di quella che per la vastità, per l’eleganza delle linee architettoniche e dell’ubicazione sarebbe stata destinata a divenire una “degna cattedrale“. Furono dunque edificati il campanile, l’abside e fu completata la facciata. Fu consacrata, con rito solenne, con elevazione a concattedrale da monsignor Vincenzo Radicioni il 7 febbraio 1973. Dieci anni dopo, con decreto pontificio del 30 settembre 1986 la chiesa diveniva la nuova cattedrale della “Diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto“. È stata insignita nel 2001 del titolo di “Basilica minore“.

Chiesa di San Giuseppe

Progettata dall’architetto ascolano Ignazio Cantalamessa e costruita a partire dal 1870, la chiesa è stato il punto di riferimento religioso per tutto l’antico centro storico del Mandracchio, il complesso di case di marittimi che sorgevano attorno alla retrostante via Laberinto. Le vetrate policrome sono state realizzate nel 1988 (anno dell’ultimo restauro) su disegno dell’artista locale Marcello Sgattoni. La chiesa, in stile neoclassico ed elementi decorativi in laterizio, ha un portale d’ingresso con timpani e fregi in pietra che si affaccia su piazza Matteotti, l’antica piazza d’Armi, perché luogo dove sostavano le truppe di passaggio. La piazza è dominata dall’artistica fontana realizzata a partire dal 1870 su progetto dell’architetto romano Virginio Vespignani. Più avanti, degni di nota una grande ancora (a ricordo dell’antico nome dello stradone, cioè via dell’Ancoraggio) e, più avanti, la statua La Retara, dedicata cioè alla donna addetta alla fabbricazione e riparazione delle reti da pesca, opera in bronzo dello scultore Aldo Sergiacomi. All’interno sono custodite le immagini della Madonna del Rosario di Andrea Tavernier, una seicentesca Fuga in Egitto e la Sacra famiglia, opera del massimo pittore sambenedettese Armando Marchegiani.

Santuario della Madonna del Santissimo Sacramento

Non molto distante dal vecchio palazzo municipale, vi è il santuario intitolato alla “Madonna del Santissimo Sacramento”. È la chiesa dei “Padri Sacramentini” della “Congregazione del Santissimo Sacramento” che si richiama all’opera e alla spiritualità di San Pier Giuliano Eymard (fr. saint Pierre-Julien Eymard). Ricavata dall’ex Teatro Virginia, fu consacrata l’8 dicembre 1939 dal vescovo Luigi Ferri, che in questa chiesa è sepolto. Egli fortemente volle nella sua diocesi di Ripatransone un luogo di culto dedicato all’Adorazione Perpetua. Nel santuario infatti il Santissimo Sacramento dell’Eucaristia è esposto tutto il giorno all’adorazione dei fedeli che qui accorrono numerosi. La chiesa, di impianto moderno e a pianta rettangolare, è suddivisa in tre navate. La parete absidale posteriore, dietro l’altare, mostra un grande mosaico opera dell’artista contemporaneo di origini ungheresi Giovanni Hajnal. Esso richiama l’episodio evangelico della Cena di Emmaus: l’imponente e slanciata figura del Cristo risorto, tra lo stupore e la meraviglia dei due discepoli, sembra congiungere la terra e il Cielo, mentre dona l’Eucaristia sotto le specie del Pane spezzato e del Vino, sullo sfondo appare la croce con la quale il Figlio di Dio offre agli uomini la salvezza attraverso il sacrificio del suo Corpo del suo Sangue.

Vescovado

Già Palazzo Anelli, deve il suo nome alla famiglia che almeno dal fine del XVIII secolo abitava nel luogo dove oggi sorge questo edificio. La struttura presenta elementi liberty in un contesto medievale ed è composta da due corpi a pianta rettangolare, un avancorpo a due livelli prospettante sulla piazza e un corpo arretrato a quattro livelli che costituiscono la torretta. Da evidenziare le facciate arricchite da eleganti cornici e fasce marcapiano in laterizio. Pregevoli le inferriate, le ringhiere e le cancellate in ferro battuto a motivi floreali. Oggi, dopo un attento e mirato restauro, è la prestigiosa sede del Vescovado.

Chiesa di Santa Lucia

Piccola e suggestiva chiesetta rurale, tanto cara agli abitanti di San Benedetto. L’attuale e modesto edificio è stato costruito nel 1785 da Bernardino Voltattorni. Il precedente, probabilmente molto antico, doveva trovarsi nelle vicinanze, e presumibilmente costruito sulle rovine di un antico tempio romano del locale forum o conciliabulum. La chiesetta di Santa Lucia, situata lungo la strada Panoramica, gode di una vista stupenda sulla città. Nel passato era mèta, nel giorno di Pasqua, di pellegrinaggio da parte dei devoti sambenedettesi i quali erano soliti fare un pic-nic nei suoi dintorni.

Architetture civili

Palazzina Azzurra

Il complesso della Palazzina Azzurra nasce dal progetto dell’ing. Luigi Onorati ingegnere capo del Comune di San Benedetto del Tronto. Commissionata dall’Azienda Autonoma di Cura, Soggiorno e Turismo, per “migliorare le proprie attrezzature ricettive e creare un luogo di ritrovo e divertimento” la Palazzina Azzurra fu inaugurata il 1 settembre 1934. In stile prettamente razionalistico, tipico dell’epoca fascista, fu costruita a fianco dei due campi da tennis e del Circolo Forestieri. L’edificio a due piani, dipinto di azzurro, ospitava al piano terra il bar, salotti, docce e servizi per signori e signore; al primo piano, al quale vi si accedeva e tuttora vi sia accede tramite una scalinata, erano dislocati la sala lettura, due salotti, uno spogliatoio ed un fumoir. I salotti, dalle pareti semicircolari e vetrate, consentivano di avere una visuale ottimale sul panorama della pineta nuova e sui campi sportivi. Un complesso architettonico abbastanza esclusivo, ma capace di soddisfare le diverse aspettative legate al tempo libero, allo svago estivo, nonché a quello sportivo e festaiolo dell’epoca. L’edificio senza essere di eccelso valore monumentale, ha avuto nella storia recente di San Benedetto un grande valore significativo per l’immagine turistica. La guerra mondiale che sottopose la città a pesanti bombardamenti ne condizionarono ogni attività: ma già il dopoguerra si caratterizzò per un rinvigorito entusiasmo. Essa si distinse per essere uno dei più ricercati luoghi di ritrovo serale e sala da ballo del Paese, per le generazioni e per la cultura musicale che si sono susseguite dagli anni cinquanta fino agli anni ottanta. Dopo un periodo di decadenza, che rifletteva le difficoltà di un’intera comunità cittadina, il progetto di restauro intrapreso dal Comune di San Benedetto (20 luglio 1996),restituiva alla cittadinanza la struttura nell’accezione più autentica, con spazi destinati alla promozione e alla diffusione dell’arte, con sale destinate all’esposizione, uffici e servizi, il tutto completato da uno splendido parco.

Teatro comunale Concordia

Il teatro “Concordia” nasce ufficialmente come progetto cittadino, nel corso di una riunione tenuta nell’aula consiliare, indetta dall’Associazione dei filarmonici locali, il giorno 28 luglio 1827. A seguito di un’accurata ristrutturazione è tornato nella piena disponibilità della cittadinanza il 30 aprile 2008, con una serie di spettacoli che ha visto alternarsi sul palcoscenico compagnie locali a professionisti di livello nazionale.

Monumento al pescatore

Questa statua è collocata nel punto in cui il lungomare si innesta con il molo sud del bacino portuale e riproduce la tenuta dei pescatori durante le tempeste, quando, per richiamare l’attenzione sul pericolo derivante dalla nebbia incombente sul mare, si servivano della tromba. È opera di Cleto Capponi, artista grottammarese.

Monumento al gabbiano Jonathan

Realizzato dall’artista Mario Lupo nel 1986, il monumento a il gabbiano Jonathan Livingston, protagonista del libro di Richard Bach, sorge lungo la passeggiata del Molo sud, quella che è stata ribattezzata The Jonathan’s way. L’opera, proiettata per 10 metri, racchiude in un cerchio azzurro la vita dei gabbiani e delle acque. È il simbolo della operosità generosa e della tenacia tipiche della gente di mare, gente abituata ad affrontare e superare silenziosamente ostacoli e difficoltà.

Il corso

Lo storico viale Secondo Moretti, costruito agli inizi degli anni trenta del secolo scorso dall’ingegner Luigi Onorati nell’ambito del progetto che portò alla realizzazione del lungomare, situato nel centro città, perpendicolare all’inizio del lungomare nord, è ormai da decenni, il luogo d’incontro della popolazione sambenedettese e dei dintorni. Zona pedonale, recentemente ristrutturato, sede di locali storici della città e di numerose attività commerciali, da alcuni anni è arricchito da una collezione di opere di arte moderna, in particolare sculture, di artisti del calibro di Ugo Nespolo, Enrico Baj, Mark Kostabi, Salvo, Paolo Consorti, Marco Lodola, Paolo Annibali. Punto nevralgico del corso, indiscusso punto riferimento e luogo di ritrovo della cittadina è la suggestiva piazza Giorgini (o rotonda Giorgini), dedicata a Carlo Giorgini, uno dei più amati sindaci della città, famosa come la Rotonda, situata all’incrocio tra la fine di viale Secondo Moretti e l’inizio nord del lungomare. La caratteristica fontana situata al centro della piazza, è ormai diventata uno dei simboli e delle immagini più note della città.

Lungomare

Nel 1931 su progetto dell’ingegner Luigi Onorati fu realizzato il lungomare che ancor oggi, oltre ad essere una via di comunicazione essenziale, è il centro pulsante della San Benedetto turistica ed è anche divenuto il luogo col quale si identifica l’immagine cittadina, in Italia e anche all’estero. Considerato spropositato all’epoca della costruzione, ha una sede stradale larga complessivamente 30 metri e parte dalla famosa e suggestiva rotonda Giorgini (la rotonda), al termine del centralissimo viale Secondo Moretti, e, nella sua parte più settentrionale, per il ritiro del mare conseguente al continuo ingrandimento del porto, risulta molto arretrato rispetto alla riva del mare. Conclude nella rotonda Salvo D’Acquisto a Porto d’Ascoli per una lunghezza complessiva di circa 6 km. È costeggiato da lussureggianti giardini, una pineta, campi da tennis, una pista di pattinaggio e un edificio, la “Palazzina Azzurra”, storico locale della città, sulla foce del torrente Albula che determina la fine del primo tratto, a sud del quale parte la zona più propriamente turistica, con stabilimenti balneari sulla spiaggia da un lato e ville ed alberghi dall’altro lato della strada. Caratteristica peculiare del lungomare è l’abbondante presenza di palme (in prevalenza Phoenix canariensis e sylvestris) che sono diventate un po’ il simbolo cittadino (oggi, tra giardini pubblici e privati e lungo i viali cittadini, si contano un totale di circa 8.000 palme di varie specie) in senso turistico, avendo preso la stessa azienda di promozione turistica il nome di Riviera delle Palme.

Nel 2001 è stata completata la pista ciclabile che costituisce un’unica passeggiata fino a Cupra Marittima verso nord e fino a Porto d’Ascoli verso sud. La parte sud del lungomare, è stata oggetto di interventi in tempi diversi. Nel 2004 si è dato il via ad un rifacimento radicale che ha visto l’ammodernamento della prima parte del lungomare sud: sono state ampliate sia la zona pedonale che la pista ciclabile. Poi nel 2007 è stato inaugurato il 2º tratto. Il tracciato ciclabile fa parte del più esteso progetto denominato Ciclovia Adriatica che una volta completato collegherà l’intera costa adriatica.
Oltre all’area pedonale ed alla pista ciclabile, sono presenti dei “giardini tematici”, le “oasi”: giardino arido, giardino umido, giardino delle palme, giardino delle rose, giardino della macchia mediterranea. I materiali scelti sono compatibili con la nuova vocazione del lungomare in modo da far apparire tali tratti veri e propri spazi naturali sul mare, ove sostare per ammirare il panorama, o per l’accesso diretto alla spiaggia. Sul sito ufficiale del Comune è possibile ammirare le foto del nuovo lungomare ed effettuare anche un giro virtuale. È previsto l’ammodernamento dell’ultimo tratto (lungomare Nord) nei prossimi anni.

Centro storico del mare

Ne fanno parte gli stabilimenti balneari della prima parte del lungomare nord, dal torrente Albula alla concessione numero 20 (inclusa la 29), e sono gli chalet storici della città costruiti intorno agli anni cinquanta e sessanta e che, per la maggior parte, hanno mantenuto caratteri tipologici di quegli anni.

Faro

L’attuale faro è entrato in funzione ufficialmente nel 1957 ed è stato costruito tra la Rotonda e la zona portuale (in zona strategica e centrale all’area portuale), in considerazione del fatto che l’importanza di un faro è nella posizione e nella portata del fascio di luce. È elemento necessario ai naviganti e marinai per l’avvicinamento alla costa, come richiamo nell’oscurità notturna per gli uomini in mare che localmente, prima della sua costruzione avevano come riferimento solo il Torrione e il suono delle campane; idealmente per questo motivo è stato costruito lungo la perpendicolare che parte dal Paese Alto in direzione est. È una torre cilindrica su fabbricato ed è alta 31 metri. Sulla sua sommità si trova collocata una lampada alogena da 100 W che emana una luce bianca che, grazie a delle lenti opportunamente combinate ed allineate, viene riflessa emergendo come un intenso fascio di raggi paralleli, quindi convogliata in un unico punto e proiettata in lontananza. La portata della luce del faro si proietta ad una distanza di 32 MN in condizioni di perfetta visibilità. Con il versante ovest oscurato (a prevenire fastidi alla città) ed è una luce ottica rotante che emana due lampi in un periodo di dieci secondi. In condizione di eventuale avaria, vi è anche un fanale più piccolo di riserva con una portata più contenuta. In presenza di nebbia si aziona pure il nautofono collocato sulla punta del molo sud che emana un segnale sonoro per le imbarcazioni che altrimenti non riuscirebbero a percepire i due fanali identificativi dell’imboccatura del porto, rispettivamente con luce verde nel molo nord e con luce rossa nel molo sud. La scala a chiocciola con 150 scalini porta alla sommità della struttura e ad una terrazza dalla quale è possibile vedere da levante l’intera città e le colline circostanti. Il faro di San Benedetto del Tronto oggi funziona in automatico grazie ad una fotocellula che lo aziona o lo spegne. Ma all’epoca della sua costruzione, era un faro manuale il cui funzionamento si realizzava dietro degli ingranaggi mossi da un peso motore che quotidianamente doveva essere ricaricato dal farista. Il faro di San Benedetto del Tronto assume una notevole importanza per tutta la marineria medio adriatica sia perché esso è l’unico che ha una portata notevole tra Ancona ed Ortona sia per la portata geografica (la distanza, cioè, alla quale può essere visto tenendo conto della curvatura della terra e della quota a cui è l’occhio dell’osservatore).

Altri monumenti e sculture cittadine

  • I sognatori: opera in bronzo realizzata da Paolo Annibali rappresenta un tronco d’albero morto di quattro metri d’altezza, che offre riparo a vari animali e due bambini che dormono, mentre un ramo appena germogliato spunta dall’alto.
  • Il saluto di Ubu: l’opera in bronzo realizzata da Enrico Baj si richiama ad un lavoro teatrale di Alfred Jarry, fondatore della patafisica.
  • Vale & Tino: inaugurata il giorno di San Valentino, la straordinaria scultura in neon colorato di Marco Lodola è posizionata in piazza C. Battisti.
  • Allegro: si chiama semplicemente Allegro l’opera di Ugo Nespolo collocata nella fontana di viale Secondo Moretti.
  • I bambini della guerra: in piazza Bambini del Mondo, su cui si affaccia il Municipio, anzi proprio su una parete del Palazzo comunale, colpisce l’attenzione una scultura di Ugo Nespolo intitolata I bambini della guerra.
  • Il mare, il ritorno: sorge sulla banchina portuale Malfizia, dinanzi al mercato ittico al minuto, il complesso di sculture intitolato Il mare, il ritorno, opera dello scultore sambenedettese Paolo Annibali
  • Il monumento ai caduti: sorge in viale Secondo Moretti è un’opera in bronzo di Mario Cataldi e fu inaugurato il 14 agosto 1921.
  • L’elefantino tra le palme: un’opera allegra, perfettamente integrata nel nuovo arredo del viale, che si è subito trasformata in un monumento “vivo e vissuto”.
  • La famiglia del pescatore: l’opera in bronzo, dello scultore offidano Aldo Sergiacomi, è dedicata alla famiglia del pescatore.
  • La Retara: il monumento alla retara, opera in bronzo dello scultore Aldo Sergiacomi, è un doveroso omaggio ad una delle figure tipiche della città. Il basamento dell’opera è arricchito da una poesia in vernacolo, dedicata appunto alla figura della retara, del poeta sambenedettese Giovanni Vespasiani
  • Lavorare, lavorare, preferisco il rumore del mare: opera di Ugo Nespolo collocata all’inizio del lungomare della città.
  • Principe: la fontana collocata in via Cairoli, una delle traverse del corso, è dominata da una scultura di Paolo Consorti, giovane ma già affermato artista sambenedettese.
  • To see through is not to see into: opera di Mark Kostabi collocata nella zona pedonale del centro città.

Aree naturali

Sentina

Situata a nord della foce del fiume Tronto, è un’area di 200 ettari nella quale sono presenti solo pochissimi edifici rurali e che, nonostante qualche zona coltivata e nonostante i tentativi di bonifica integrali effettuati nel passato, presenta una zona umida di grandissima importanza a livello biologico e aviofaunistico. È indicata come una delle ultime zone umide per la migrazione dell’avifauna, presente tra la foce del Po e il Gargano ed è uno dei rarissimi tratti di spiaggia sabbiosa con retroterra non edificato di tutto l’Adriatico. È ricca di specie vegetali e animali a rischio o sempre più rare sul suolo italiano, e la sua importanza in ottica ambientalista è sempre crescente data la continua antropizzazione di tutte le zone costiere sia delle Marche che del confinante Abruzzo.

Torre sul porto

Edificio del 1543 edificato come torre di avvistamento, si trova all’interno dell’area protetta dalla riserva.

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